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TECARTERAPIA: TEORICA MODA O EFFICACE REALTÀ?

Negli ultimi anni si è molto sentito parlare di tecarterapia come risolutiva alla maggiorparte delle problematiche trattabili in campo fisioterapico.

E’ una pura moda o ha un reale riscontro nei pazienti?

La tecarterapia è stata ampiamente utilizzata in abito sportivo riscuotendo molto successo.
Da qualche anno ha trovato largo spazio in ambiti più comuni, per il trattamento di patologie riguardanti l’apparato muscolo-scheletrico. Il fine ultimo è quello di curare la zona infortunata attivando i processi riparativi di cui il nostro corpo predispone.

La peculiarità di questo elettromedicale, sta nella capacità di stimolare e trasferire energia direttamente dall’interno del tessuto muscolare, contrariamente ad altri macchinari che la trasferiscono dall’esterno. Questo, significa ridurre la soglia del dolore nel soggetto e accelerare i tempi di recupero in fase riabilitativa.

Come viene stimolata questa energia interna?

La tecar, sfrutta lo scambio elettrico fra il manipolo che viene utilizzato dall’operatore e una piastra posizionata al di sotto della zona da trattare che chiude il circuito (PRINCIPIO FISICO DEL CONDENSATORE). A seconda della patologia da trattare, vengono utilizzati due manipoli con due correnti distinte:
  • CAPACITIVO, agisce sui tessuti superficiali, tessuti a bassa resistenza alla corrente (muscoli, tessuto connettivo, vasi sanguigni e linfatici);
  • RESISTIVO, agisce su strutture profonde con resistenza più alta alla corrente (ossa, articolazioni, tendini e legamenti)
Questo meccanismo, stimola gli elettroliti dotati di una forte carica elettrica producendo calore endogeno che avrà effetti biologici a livello del microcircolo, vasodilatazione eincremento della temperatura interna, con maggior apporto di nutrienti nella zona di lesione o di infiammazione.
Ma, basta utilizzare la tecar come se fosse un “ferro da stiro” perché si manifesti la sua efficacia?
Sicuramente no. Essendo una “macchina”, il suo pilota deve essere in grado di guidarla. Per una buona riuscita della terapia, è necessario quindi, che il terapista specializzato:
  • Elabori la giusta anamnesi e localizzi la zona corretta su cui intervenire;
  • Studi un percorso ad hoc, in base ai diversi casi, integrando al macchinario, esercizi e trattamenti manuali, attivando così in maniera considerevolmente rapida, i processi antinfiammatori e riparativi naturali;
  • Scelga la giusta quantità di energia da applicare in funzione dell’obbiettivo terapeutico: atermia per incrementare il microcircolo, medio-termia per ottenere vasodilatazione o ipertermia per incrementare la temperatura interna.
Non ci sono controindicazioni per i pazienti in quanto l’utilizzo del macchinario non è invasivo. Nonostante ciò, non è consigliato per portatori di pacemaker o che hanno sistemi medici indossabili elettronici, donne in stato di gravidanza, pazienti con protesi in metallo.

Infine, è importante precisare che la tecarterapia è un ottimo alleato della nostra salute se combinato con:

  • Bravura del terapista
  • Attività fisica e riabilitativa
  • Stile di vita sano
E’ da precisare che a seconda dei casi in cui viene utilizzata la tecarterapia si possono avere dei riscontri immediati nel paziente, ma allo stesso modo questi possono risolversi in tempi più lunghi e presuppongono una maggiore costanza nell’applicazione della terapia in tutto il suo protocollo.
Stefano Pesoli
Massofisioterapista - Personal Trainer
Tel: +39 3478106075  
Email: pesoli.stefano@gmail.com    
Profilo Facebook: Stefano Pesoli
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